ITALIANO (Castellano abajo)

Nel Golfo di California, sulla costa del mar di Cortez vi e’ una serie di isole, tutte protette dall’UNESCO in quanto patrimonio dell’umanita’. La piu’ grande e’ l’isola Tiburon (squalo). Quest’isola ha dei proprietari, gli spagnoli li chiamavano Seri, ma il popolo Seri in realta’ si definisce con un altro nome: loro sono i Com Caac.
I Com Caac hanno vissuto sull’isola per millenni, riuscendo a non contaminarsi con nessun’altra etnia, infatti, la loro lingua non ha somiglianze con nessun altro idioma indigeno latinoamericano, ma addirittura si sono trovate molte somiglianze con lingue asiatiche come il mongolo. Anche nei volti si puo’ decifrare una certa unicita’. I Com Caac sono altissimi e possenti e le donne si resero famose in tempo di conquista per la loro estrema bellezza. Lo stesso Cortez ne parla nei suoi diari.

I Com Caac non avevano scrittura, percio’ hanno tramandato la loro storia oralmente, cio’ nonostante raccontano storie risalenti a piu’ di cinquemila anni fa’, come quella sugli orsi polari, risalente senza dubbio a quando i primi asiatici attraversarono lo stretto di Bering nel 9000 a.c.

Il viaggio da Hermosillo, capitale dello stato di Sonora, a Punta Chueca, dove vivono oggi i Seri, dura un paio d’ore. E’ tutto deserto, anche se non sembrerebbe, essendo rigoglioso e pieno di vita. Ricco di varie specie animali e caratterizzato dai numerosi “Saguaro”, i cactus giganti, mastodontici, calmi guardiani di questa terra.
Arrivando a Punta Chueca dalle montagne spunta il mare, e appare la grandissima e rigogliosa isola Tiburon. Un cartello annuncia l’inizio della nazione Com Caac.
Sono una nazione, i Seri hanno un governo e un corpo militare proprio. Nonostante cio’, purtroppo, la loro autonomia non e’ totale: ancora comprano gran parte dei loro prodotti dall’esterno e le loro case, luce e acqua vengono assegnate loro dallo stato. Erroneamente si potrebbe pensare  che tutto cio’ che gli viene offerto dal  governo sia gratis, ma loro pagarono un prezzo altissimo: l’isola piu’ grande del Messico. Un’isola verde, con cervi e altra selvaggina, alberi da frutta, un mare molto pescoso e soprattutto un’immensita’ di fiumi, acqua sorgiva potabile. I Com Caac oggi sono ancora i proprietari dell’isola, ma purtroppo non sono piu’ gli unici.

IL NUOVO ANNO.

I Com Caac festeggiano il loro capodanno tra il 30 giugno e il 1 luglio. In questi giorni la comunita’ si prepara a ricevere migliaia di curiosi che con molto rispetto accorrono a festeggiare l’evento con gli indigeni locali, per i quali questa settimana e’ la piu’ importante dell’anno, una grande festa. E’ l’occasione per incontrare stranieri, soprattutto quelli che tornano ogni anno e si rincontrano, e vendere un po’ di artigianato, basicamente fatto di conchiglie.

Nel paese ci sono vari punti di svolgimento delle attivita’ in cui si svolgono giochi ancestrali e si canta. L’elemento canoro e’ onnipresente, non solo durante le feste, i Seri cantano in continuazione tutti i giorni, e’ il loro modo di ricordare la storia, la loro storia.

Ogni piazza dove si svolge la celebrazione e’ decorata con costruzioni ad arco fatte di rami e nastrini con i colori della loro bandiera, rosso, bianco e blu. Purtroppo gli eventi si svolgono tutti contemporaneamente. E’ un peccato non perché noi turisti non possiamo vedere tutti gli eventi, ma perché questo modo di agire e’ nato quando hanno iniziato a dividersi tra loro, tra famiglie, come succede già in molte comunità quando arrivano “aiuti” dall’esterno. Noi, nel nostro primo viaggio a Punta Chueca, siamo stati accolti dal consiglio degli anziani, ci ha ricevuti Tata Antonio, un vecchietto dai capelli lunghissimi che passa le giornate seduto all’ombra a cantare, facendo risuonare dalle casse le storie Seri antiche. Nella nostra istanza abbiamo riconosciuto termini riguardanti i partiti politici nazionali, ci hanno spiegato che ai Com Caac e’ permesso votare a livello regionale e nazionale. Tata Antonio ci ha descritto Punta Chueca come un luogo pericolosissimo, come in effetti riconoscono tutti, e quando ci hanno proposto di andare a conoscere il Chapito, uno sciamano molto conosciuto, lui si è opposto dicendo che ci saremmo cacciati nei guai.

Nel nostro secondo viaggio abbiamo riempito il bus di amici e tutti andavano dal Chapito, non abbiamo potuto far altro che seguirli.
Al nostro arrivo l’atmosfera era quella di quando molti viaggiatori si rincontrano in un luogo che sentono come casa, un luogo familiare, una famiglia vera. Siamo stati accolti dal Panchito, uno dei figli di Chapito e hanno tutti sistemato le loro tende sul tetto della casa. Il nostro bus è stato il benvenuto, soprattutto dai bambini che hanno iniziato a giocarci dentro, sopra e sotto. Sotto il tetto della casa di Panchito si sono svolti canti, racconti e si e’ cucinato e mangiato tutti insieme. Il tetto della casa, decorato con le offerte di tutti quei passanti che se ne sono andati con un insegnamento o un’esperienza.
Intanto Chapito, il padrone di casa, ci ascoltava dal suo letto, purtroppo un malore non gli permetteva di muoversi. Maria, sua moglie da forse piu’ di cinquant’anni, era sulla porta. Anche lei si era ammalata, ma ha preferito alzarsi e aspettarlo fuori. Maria, alta, magra, con occhi neri e pieni di lacrime e amore per il suo amato, per il quale si preoccupava tanto e non voleva mangiare finche lui non si sarebbe deciso a farlo. La stanza del Chapito era illuminata dalla luce del giorno che entrando dalla finestra gli marcava le rughe. Rughe da anziano, la faccia  del Chapito somiglia a quella di una tartaruga, una testuggine millenaria che porta in spalla tutta la sapienza del suo popolo. Entrando nella stanza si percepisce l’aura di questo personaggio, guardandolo sembra di conoscerlo da sempre, e vederlo in queste condizioni provoca un dolore come se sprofondato su quel letto ci fosse un parente caro. Chapito si dimenava nel letto e Linda, una ragazza, amica di famiglia, inizio’ a cantare con la sua bellissima voce, accompagnata dal tamburo. L’anziano si calmo’, e sembro’ godere del canto che riempiva la stanza, mentre altre due giovani massaggiavano i suoi piedi e gli mettevano aqua sulla fronte. Ursula, la moglie di Panchito, applico’ delle calamite su tutto il suo corpo per alleviargli il dolore.
Quando abbiamo lasciato la sua stanza il Chapito fu portato all’ospedale e presto ci comunicarono che stava meglio.

Intanto la festa procedeva in sua assenza, arrivo’ il momento dell’uccisione della tartaruga Nella casa di Tata Antonio, un coraggioso giovane porto’ l’animale lontano da tutti e con un palo chiuse definitivamente gli occhi alla testuggine. Occhi sapienti da giorni rassegnati. Secondo la tradizione bisogna uccidere una sola tartaruga per il giorno di festa ma il processo si e’ ripetuto varie volte perchè ogni festa doveva avere la propria tartaruga. A quanto pare gli animali pagano per la divisione degli uomini. Comunque sembra che la zuppa di tartaruga dei Com Caac sia qualcosa di irresistibile.

La notte il concerto della band Hamak Hachim uni’ tutti i giovani del paese, coloro che non vogliono dividersi ma condividere. Lo show e’ durato poco a causa del vento forte. Pero’ quel poco che e’ durato e’ stato veramente spettacolare. Vento e lampi che illuminavano l’isola e l’ Heavy Metal di questo gruppo famoso per i testi in lingua Seri.

Finiti i festeggiamenti siamo ripartiti, tra le lacrime, gli addii e i molti regali scambiati. Resta impresso nella memoria lo sguardo del Chapito, malato per le divisioni della sua comunita’, della montagna di immondizia che contamina le spiagge di Punta Chueca, dell’odio, della sua comunita’ divisa per gli interessi di pochi, della violenza e di quell’isola di cui non si conosce il futuro. Il futuro dei Com Caac e’ in mano di quei pochi che ancora lottano, come Panchito Barnet, figlio del Chapito, che piange per la malattia di suo padre, il popolo Seri ha ancora bisogno di questa tartaruga dalla conoscenza millenaria.

CASTELLANO

En el golfo de California, en la costa del mar de Cortez se encuentra una serie de islas, todas protegidas por la UNESCO como patrimonio de la humanidad, la más grande de ellas es la isla Tiburon. Esta isla tiene dueño, mejor dicho, dueños. Los españoles los llamaron Seris, aunque el pueblo Seri en realidad se identifica bajo otro nombre: ellos son los Com Caac.
Ellos vivieron en la isla por miles de años, logrando no tener ningún tipo de contaminación, de hecho, su idioma parece no semejarse a ninguna otra lengua indígena de América Latina si no que se han encontrado similitudes con algunas lenguas de Asia, como el Mongolo.

 Lo mismo se puede descifrar en sus caras, son únicas. Los Com Caac son altísimos, físicamente muy fuertes y sus mujeres dejaron los españoles sin palabras frente a tanta belleza. El mismo Cortez en sus diarios habla de las mujeres Seri.

En la actualidad los Com Caac no tienen escritura ni la han tenido a lo largo de su historia, su bagaje es oral y sin embargo cuentan historias que tienen más de cinco mil años.
El viaje de Hermosillo a Punta Chueca dura un par de horas. Es todo desierto, un desierto pero, muy vivo. Lleno de especies animales y los mastodónticos Saguaros, los cactus gigantes, calmos guardianes de esta tierra.

Entrando a Punta Chueca, atrás de las montañas aparece el mar y en el la hermosa y grandísima Isla Tiburón, y un letrero anuncia el inicio de la Nación Com Caac.

Ellos forman nación, o sea, tienen su propio gobierno y su policía, son autónomos. Aunque su autonomía no es total: todavía compran la mayoría de sus bienes de afuera, y sus casas, su agua y luz vienen del gobierno.

De manera equivocada se piensa que todo lo que el gobierno les da sea gratis, ellos pagaron un precio muy alto en realidad: la isla mas grande de México. Una isla con muchos venados, un mar muy pescoso y sobre todo muchos ríos, es decir agua dulce de manantial. Los Seris siguen siendo dueños de la isla, pero no son mas los únicos.

EL AÑO NUEVO.
Los Com Caac festejan su año nuevo el 30 de Junio y 1 de Julio. En estos días la comunidad se prepara a recibir miles de curiosos que con mucho respeto viajan a esta hermosa localidad para festejar con los Com Caac. La semana del año nuevo es para ellos una gran fiesta. Es la oportunidad para ver gente de afuera, sobre todo los que vuelven cada año y se reencuentran, y vender un poco de su artesanía hecha de conchas. En el pueblo hay varios puntos de actividad, donde se juegan juegos ancestrales y se canta. El elemento canoro es presente durante todo el día, y para quien conoce a los Com Caac sabe que no solo cantan en las fiestas, si no que lo hacen siete días por semana. Es su manera de seguir recordando la historia, su historia.

Todos los lugares donde se desarrolla el evento están decorados con construcciones a arco hechas de ramas y cintas de los colores Seri: blanco, azul y rojo.

Lamentablemente muchos eventos se desarrollaron contemporáneamente. Es una lastima no porque nosotros, los turistas, no pudimos ver todos los eventos. Si no que esta es la demostración de la división de su comunidad, cosa que pasa en muchas comunidad cuando se empieza a depender de “ayudas” del exterior.
Nosotros en nuestro primer viaje a Punta Chueca llegamos donde el consejo de los ancianos, nos atendió tata Antonio. Un viejito de cabello muy largo que todo el día, sentado a la sombra de la casa del consejo de los ancianos, canta las historias de los Seris.

 En nuestra visita lo escuchamos hablar mucho de PRI y PAN (es lo único que entendíamos), era tiempo de elecciones, así que los seris votan para el estado. Tata Antonio nos dijo que Punta Chueca es peligroso, como nos dicen todos, y, cuando alguien dijo que teníamos que conocer al Chapito, el dijo que no estaba de acuerdo, que allá era peligroso.

En realidad en nuestro retorno a Punta Chueca todos nuestros amigos iban donde el Chapito. Los seguimos.
Al llegar vimos la atmósfera de cuando muchos viajeros se encuentran en un lugar familiar, o sea, familia de verdad. Todos acamparon en el techo de la casa de Panchito, uno de los muchos hijos del Chapito. Nuestro bus fue bienvenido, sobretodo por los niños locales que empezaron a jugar adentro, abajo y arriba de el. Bajo el techo de la casa de Panchito hubo cantos, cuentos y emociones. Este techo decorado por las ofrendas de quien pasando por ahí se llevó alguna enseñanza.
Chapito, el dueño de casa, nos escuchaba de su cama. No se pudo levantar, una enfermedad lo tenia acostado.

Maria, su esposa, también se enfermó, pero quiso salir y esperarlo afuera. Maria, alta, flaca, con ojos negros grandes y llenos de lágrimas y amor por su esposo. Ella se preocupaba mucho por su amado y si el no quería comer ella también permanecía en ayunas. El cuarto del Chapito estaba iluminado por la luz del día que entrando por la ventana marcaba sus arrugas. Arrugas de anciano, la cara del Chapito es la cara de una Tortuga, una caguama milenaria que lleva toda la sabiduría de su pueblo. Entrando en su cuarto el aura de este señor invade todo, viéndolo en la cara parece conocerlo de siempre. Un chaman dedicado a los demás. Chapito estaba en la cama y Linda le cantaba cantos curativos con su tambor. El que antes no podía parar de menearse pareció disfrutar de los cantos. Se calmó mientras otras dos jóvenes le masajaban los pies y le metían agua fría en la cabeza. Ursula, la esposa de Panchito, le aplicó unos imanes para aliviarle el dolor.

Cuando dejamos su cuarto Chapito fue trasladado al hospital, y con alivio supimos que pronto estuvo mejor.

Mientras tanto la fiesta seguía sin el, llegó el momento de matar a la caguama, en la casa de tata Antonio un valiente joven la llevó a un lugar lejos de la gente y con un palo cerró aquellos ojos sabidos ya desde días resignados. Según la tradición hay que matar a una caguama para las fiestas, pero en realidad este proceso se repitió varias veces. Cada fiesta tenia que tener su caguama. Las tortugas pagan por la división de los hombres. De todas maneras parece que la sopa de caguama de los Seris es algo irresistible.

En la noche el concierto de los Hamak achim juntó todos los jóvenes del pueblo que no les importa dividirse, solo quieren compartir. El show duró poco, por el viento fuerte tuvieron que cerrar. Pero lo poco que duró fue espectacular. Viento fuerte, relámpagos en la isla y el heavy metal de esta banda que canta en lengua Com Caac.

Nos fuimos, entre las lágrimas de adiós y muchos abrazos y regalos. Queda en la memoria la mirada del Chapito, enfermo de tanto dividirse, de la basura que contamina el mar y las playas de Punta Chueca, del odio, de su comunidad destrozada por los intereses de pocos, por su isla de la que no se conoce el futuro, de la violencia. El futuro de los Seris esta en manos de pocos que siguen luchando para seguir siendo comunidad. Entre ellos Panchito Barnet, el hijo de Chapito, que llora preocupado por su papa, todavía necesitan el Chapito, esta tortuga de la sabiduría milenaria.

EGLINSH VERSION

In the Gulf of California, on the coast of the Sea of ​​Cortez it is a series of islands, all protected by UNESCO as a World Heritage Site. The largest is the island Tiburon (shark). This island has owners, the Spanish called them Seri, but the people Seri actually is defined by another name: they are the Com CAAC.
The Com CAAC have lived on the island for thousands of years, managing to not be contaminated with any other ethnic group, in fact, their language has no similarities with any other indigenous language in Latin America, but even they found many similarities with Asian languages ​​like Mongolian. Even the faces you can decipher a certain uniqueness. The Com CAAC are high and mighty and women made themselves famous in winning time for their extreme beauty. The same Cortez talked about in his diaries.

The Com CAAC had no writing, so they passed down their history orally, nevertheless they tell stories dating back more than five thousand years ago, such as polar bears, dating no doubt when the first Asians crossed the Bering Strait in 9000 BC.

The trip from Hermosillo, the state capital of Sonora, to Punta Chueca, where the Seri live today, lasts a couple of hours. It is deserted, even if it would seem, being lush and full of life. Rich in various animal species and characterized by numerous “Saguaro”  the giants cactus, mammoth and calm guardians of this land.
Arriving in Punta Chueca from the mountains, check the sea, and it appears the vast and lush island Tiburon. A sign announces the beginning of the nation Com CAAC.
They are a nation, with their own a government and  military corps. Nevertheless, unfortunately, their independence is not total: still buy most of their products outside and their homes, light and water are assigned to them by the state. You might mistakenly think that all that is offered by the government be free, but they paid a very high price: the largest island in Mexico. A green island, with deer and other wildlife, fruit trees, a sea full of fish and especially an immensity of rivers and spring drinking water. The Com CAAC today are still the owners of the island, but unfortunately are no longer ‘the only ones.

The Com CAAC celebrate their new year between June 30 and July 1.
During these days the community is preparing to receive thousands of onlookers who very respectfully flock to celebrate the event with the local natives, for whom this is the most important week of the year, a big party. It is an opportunity to meet foreigners, especially those who come back every year and they meet again, and sell a little ‘craft, basically made of shells.

In the country there are various points of carrying out the activities in which you play games and sing ancestral. The vocal element is omnipresent, not only during the holidays, the Seri sing all the time every day, is the way they remember the story, their story.

 Each square where the celebration takes place is decorated with arched buildings made of branches and ribbons in the colors of their flag, red, white and blue. Unfortunately, the events take place all at once. is not a disappointment because we tourists can not see all the events, but because this course of action is born when they began to divide between them, between families, as already happens in many communities when they get “help” from outside. On our first trip to Punta Chueca, we were greeted by the council of elders, has received Tata Antonio, a long-haired old man who spends his days sitting in the shade singing, echoing from the speakers of the ancient stories of the Seri. In our instance we recognized term concerning the national political parties, they explained that the Com CAAC allowed to vote in regional and national level.

Tata Antonio  has described Punta Chueca as a dangerous place, as indeed all recognize, and when they offered to get to know the Chapito, a shaman well known, he objected, saying that we would have driven into trouble.

On our second trip we filled the bus with friends and everyone went from Chapito, we could not help but follow.
Upon our arrival the atmosphere was one of many travelers when they meet again in a place that feel like home, a familiar place, a real family. We were greeted by Panchito, a son of Chapito and have all placed their tents on the roof of the house. Our bus was welcome, especially by children who started to play in, on and under. Under the roof of the house of Panchito they were held songs, stories and was cooked and eaten together. The roof of the house, decorated with the offerings of all the passers-by who have left with a teaching or experience.

Meanwhile Chapito, the landlord, we listened from his bed, an illness unfortunately did not allow him to move. Maria, his wife of perhaps more than fifty years, was at the door. Although she was ill, but he preferred to get up and wait it out. Maria, tall, thin, with blacks eyes full of tears and love for his beloved, for which he cared so much and would not eat until he would not have decided to do so. The Chapito room was illuminated by daylight coming from the window that was marking his wrinkles. Wrinkles of old age, the face of Chapito resembles that of a turtle, a tortoise millennial leading in his shoulder all the wisdom of his people. Upon entering the room you feel the aura of this character, looking always seems to know him, and see him in this condition it causes a pain as if collapsed on the bed there was a dear relative. Chapito squirming in the bed and Linda, a girl, a friend of the family, began singing with his beautiful voice, accompanied by the drum.

Elder calmed down, and seemed to enjoy the song that filled the room, while two other young women massaged her feet and put water on the forehead. Ursula, the wife of Panchito, applied magnets all over his body to ease the pain.
When we left his room the Chapito was taken to the hospital and soon informed us that he was better.

Meanwhile, the party proceeded in his absence, the time came for killing Turtle In the house of Tata Antonio, a brave young man led the animal away from everyone with a stake and finally closed the eyes of the tortoise. Wise eyes for days resigned. According to tradition, you have to kill one turtle for the day of celebration, but the process was repeated several times because each party had to have his turtle. Apparently the animals pay for the division of men. However it appears that the turtle soup Com CAAC is something irresistible.

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