Partendo da Tijuana potevamo scegliere due modi per andare più a sud, verso il centro del Messico, uno era attraversando tutta la Baja California per poi imbarcarci su un battello che ci avrebbe portato nello stato del Sinaloa,  l’altro era attraversare l’immenso stato del Sonora. Noi abbiamo scelto la seconda opzione perchè volevamo vedere il deserto del Altar, i Mayo, gli Yaquis, i Seri e l’isola Tiburon. Lo stato del Sonora è uno stato estremo, enorme e poco abitato, con più di 800 km di spiagge e circa 6000 kilometri quadrati di zona desertica, con un clima quasi spaventoso nei mesi estivi e sicuramente impressionante per chi non è abituato a tanto caldo. Dopo due giorni di deserto in mezzo a crateri vulcanici, cactus giganti ed aquile finalmente arriviamo al mare, un bellissimo bagno nelle acque del golfo di Puerto Penasco ci dona respiro ed energie per proseguire il viaggio verso Hermosillo, la capitale dello stato. Il viaggio prosegue sempre in mezzo a paesaggi desertici comunque ricchi di natura e il mare a un lato a darci speranza in un po’ di aria fresca.

A 170 km da puerto penasco, località bella ma troppo turistica per i nostri gusti, lungo la superstrada 37 sonorense, incontriamo le indicazioni per Puerto Lobos.  Non ricordo cosa ci aspettavamo ma di sicuro niente di quello che avremmo visto. Puerto Lobos è un paesino che vive di pesca che conta circa 100 abitanti e molti pescatori stagionali. Per accedervi ci sono 5 km di strada sterrata che bloccano l’ingresso ai turisti d’assalto, in fondo alla strada si scorge un panorama mozzafiato, spiagge bianchissime, palafitte, mare azzurro e zero alberghi di cemento a settemila piani. L’architettura ovviamente è molto povera ed arrangiata ma non rovina affatto la bellezza del posto; l’asfalto non esiste ed anche le macchine scarseggiano. Entrando in paese si incontra una piccola guardiola della polizia in evidente stato di abbandono, scopriremo più tardi che sono andati via perchè non avevano niente da fare tutto il giorno…

Arriviamo affamati e con la voglia di assaggiare del buon pesce fresco e l’unico posto in cui si può mangiare è un ristorantino minuscolo che funge anche da alimentari e tabacchi, dove evidentemente non aspettavano clienti. Il paese si è incuriosito molto al vedere uno scuolabus tutto colorato arrivare all’improvviso e quando ci sediamo per mangiare, la piccola veranda del locale si riempie di bambini. Il posto è di proprietà di un signore che tutti hanno ribattezzato Señor Cangrego in onore del Mister Krabs proprietario del famoso Krusty Krab nel cartone animato di Spongebob, e lui, il señor cangrego sembra davvero un cartone animato, un commerciante che gesticola e con la parlantina svelta che con i suoi racconti epici incanta i bambini. Mangiamo dei filetti di mare impanati accompagnati da insalata e calde tortillas di mais e poi la signora della casa ci offre parte del suo pranzo, una Machaca di gamberi, ossia gamberi essiccati al sole, sminuzzati e conditi con pomodoro fresco, cipolla, sedano e peperoncino, un’esplosione di gusto per i nostri palati.

Felici e satolli troviamo parcheggio di fianco a una casetta proprio davanti al mare, per arrivarci passiamo per  la strada che porta al faro costeggiata dall’acqua da entrambe i lati,  e lungo il breve tragitto incontriamo l’altro piccolo alimentari e l’unico negozio che vende birra, una casetta semi distrutta e apparentemente abbandonata che invece offre birra fresca tutto il giorno.

La spiaggetta è un paradiso, piccola, con sabbia e sassolini, acqua limpida, calma e tanti pellicani; più in la c’è una lunga spiaggia bianca completamente vuota dove però non è molto consigliato fare il bagno in questo periodo per via delle numerose mante che nuotano fino a riva e possono rivelarsi molto pericolose.  A sinistra della “nostra” spiaggia c’è il faro e poco più in la una grande scogliera. Alle nostre spalle le grandi montagne del deserto ci ricordano la spettacolarità di questa regione tanto estrema.

A Puerto Lobos non c’è acqua corrente, gli abitanti vengono riforniti da un’autobotte, e la corrente elettrica è arrivata solo tre anni fa, tutto questo ha impedito al turismo di massa di rovinare questo pezzetto di paradiso che però ha il suo bel da fare con la cattiva abitudine degli abitanti di buttare la plastica in ogni dove e con i pochi turisti che vengono dagli USA che sentendosi padroni del posto si predono la libertà persino di parcheggiare sul bagnasciuga senza pensare che la marea poi gli travolgerà l’auto…

Abbiamo trascorso due giorni in totale silenzio, alternando le passeggiate, ai bagni e alle uscite in barca con i pescatori, ci siamo ricaricati per affrontare il tratto di deserto che ci separa dall’isola Tiburon e dai Com’caac.

https://goo.gl/jAfUTp

https://elgrillobus.wordpress.com/2015/07/11/los-com-caac-guardianes-de-la-isla-tiburon-y-su-ano-nuevo/

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